Cosa fa davvero un convertitore
Un ricamo non è un'immagine: è una sequenza di punti da 1 a 7 mm posati da un ago in un ordine preciso. Convertire un'immagine significa decidere quali zone diventano riempimenti (file di punti paralleli), quali diventano punti pieni (zigzag serrato lungo un tratto), quali diventano punti dritti, in quale ordine si ricamano, dove si taglia il filo e come si compensa il fatto che il filo tira il tessuto. Un convertitore che «traccia i contorni» non fa niente di tutto questo: produce un'immagine di ricamo, non un ricamo.
Le tre famiglie di immagini
1. Il logo a tinte piatte: il caso ideale
Da due a sei colori netti, contorni puliti, sfondo uniforme o trasparente. È l'80 % delle richieste di un laboratorio (club, aziende, scuole, associazioni). Impostazioni: larghezza reale del ricamo (8 cm sul petto di una polo, da 10 a 12 cm sulla schiena di una giacca), numero di colori pari al numero di fili che caricherete, dettaglio a 50. Guardate l'anteprima delle forme: ogni zona deve essere una forma pulita, senza schegge. Alzate il dettaglio se un elemento sottile scompare, abbassatelo se compaiono briciole.
2. Il disegno al tratto e le scritte
I tratti diventano punti dritti (meno di 0,9 mm) o punti pieni (fino a 1,6 mm di larghezza in automatico, di più se lo decidete voi). Una scritta a mano dà un bel risultato a punto pieno se le lettere superano i 6 mm di altezza. Sotto i 5 mm il ricamo si impasta: sostituite il testo con un vero testo ricamato a punto dritto, oppure ingrandite.
3. La foto e le sfumature
Una foto non ha zone: ogni pixel è diverso. Il convertitore deve prima semplificarla (lisciatura che conserva i bordi, riduzione a 6-8 colori), poi ricamare le zone modellate con un gradiente di densità: file serrate nell'ombra (0,30 mm), distanziate nella luce (0,62 mm), perché il tessuto partecipi. Il risultato è un ricamo stilizzato, come un ritratto a stencil. Piace molto per un regalo; non va bene per un logo aziendale che deve essere identico su 200 polo.
Gli errori che costano aghi
- Ingrandire a posteriori. Un file convertito a 5 cm e poi ingrandito a 10 cm ha la metà dei punti per centimetro: il tessuto compare tra le file. Convertite alla dimensione finale, oppure usate «Ridigitalizza», che ricalcola i punti.
- Troppi colori. Dodici colori per un logo che ne ha quattro: le zone si frammentano, i cambi di filo si moltiplicano. Contate i fili sul logo originale.
- Lo sfondo. Uno sfondo bianco su una T-shirt bianca: inutile, 5 000 punti in più e un quadrato rigido. Spuntate «sfondo ignorato».
- Il dettaglio a 100. Il cursore al massimo conserva tutto, comprese le ombre di compressione JPG. Restate tra 40 e 70 su un logo.
- Nessuna prova. Anche perfetto, un file si prova su un ritaglio del tessuto finale, con lo stabilizzatore previsto.
Quando rivolgersi a un digitalizzatore umano
Uno stemma a trenta colori con sfumature e punti pieni curvi, un ritratto realistico per un ordine importante, un logo le cui proporzioni vanno rielaborate per il ricamo (tratti ispessiti, testi sostituiti): un digitalizzatore esperto fattura da 15 a 40 € e consegna entro 24 ore, e il suo file sarà migliore. Per tutto il resto il convertitore basta, e voi restate al comando.
Domande frequenti
Qual è la dimensione minima dell'immagine?
500 pixel di larghezza per 8 cm ricamati. Un logo vettoriale (SVG) non ha questo limite.
Posso convertire un'immagine con del testo?
Sì, se il testo supera i 6 mm di altezza alla dimensione finale. Al di sotto, l'atelier propone di sostituirlo con un vero testo ricamato.
Perché il mio logo ricamato è più piccolo del previsto?
Il filo tira il tessuto verso l'interno. La compensazione della tensione (0,25 mm per impostazione predefinita) allarga le forme; aumentatela sui tessuti elastici.
Per approfondire
L'atelier è gratuito per disegnare, aprire e verificare. Il primo file macchina si fa in cinque minuti.
Aggiornato il 2026-09-24.